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Cos’ha Lei che Lui non ha?

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elisa traduttrice e google translate a confronto

Cos’ha Lei che Lui non ha?

Lei è Elisa.

Ti ricordi? Traduttrice di mestiere, mamma e amante dell’Ambiente, ci aveva dato preziosi consigli: sulla sua libera professione e sugli oli essenziali utili in questa #VitaDaProfessionista. Te la fossi persa, l’intervista integrale è questa.

Lui è Google Translate, il traduttore online di Google.

Ti avevo anticipato che avrei chiesto a Elisa di raccontarci ancora qualcosa sul mondo della traduzione, qualche libro, qualche film e qualche ricetta di spuntino autoprodotto.
Così ho fatto.

Le ho chiesto

  1. Pregi e difetti di Google Traduttore/Translate
  2. Libri e film consigliati su traduzione e ambiente
  3. Ricette di spuntini veloci per liberi professionisti-freelance.

Nelle prossime righe trovi le risposte al primo punto, nella guida successiva, le risposte agli altri due per agevolarci la lettura. E ora, la parola a Elisa.

Le traduzioni di Google Translate

Google Translate

  • è di sicuro tra gli strumenti di traduzione più veloci: più veloci da trovare e più veloci da consultare. Apri Google, digiti la parola o la frase: quasi in tempo reale ottieni il risultato
  • è intuitivo (usabile direbbe qualcuno) [ndr. Stefania] nell’utilizzo: a prova di chiunque
  • è gratuito
  • nel tempo è diventato più accurato e affidabile (soprattutto in lingua inglese) per traduzioni “al volo”, funzionali a capire il significato generale di un testo.

L’altro lato della medaglia è che Google Translate non è da considerare uno strumento adatto per traduzioni di qualità: cioè per esempio per i testi che ci servono – sul Web e su carta – nel nostro ambito professionale.

  • Prima di tutto perché non può (o almeno non ancora) trasmettere la reale intenzione del testo originale.

Le traduzioni di persona

In particolare, oggi, secondo me, soltanto un essere umano è in grado di riportare in una traduzione

  • La struttura
    Perché solo chi conosce davvero bene una lingua sa comporre una frase: cioè sistemare uno dopo l’altro i vari elementi nella frase in modo tale che possa suonare corretta all’orecchio di una persona madrelingua.
    L’ordine degli elementi è diverso in ciascuna lingua e Google Translate non è in grado di renderlo.
  • I sinonimi
    Perché sì, Google Translate si affida a tutti i vocabolari di sinonimi e contrari della Rete che non sono pochi. Sono comunque limitati e non riescono a raggiungere la completezza delle possibilità lessicali che, invece, un traduttore di professione dovrebbe possedere.
  • Le sfumature
    Perché ogni termine nasconde in sé tracce e allusioni a qualcos’altro, che possono comprendere elementi legati alla società, alla storia, ai costumi, alla cultura in generale.
    Solo il traduttore capace, in carne e ossa, ha una conoscenza ottimale della propria cultura ed è in grado di adattare il testo di partenza alla cultura di arrivo.
  • Per concludere, aggiungo un parere più personale: Google Translate è pur sempre una macchina e per questo gli mancano la fede e l’amore che un vero traduttore ha nei confronti della lingua e che sono valore aggiunto nella resa finale dei testi tradotti.

Hai notato anche Tu questi aspetti?

Insomma, per curiosare il testo di una canzone in lingua straniera o cercare questa o quella parola all’interno di citazioni e aforismi, Google Translate “sa il fatto suo”.
Per il resto, per esempio per i testi del Tuo sito web o dei Tuoi articoli, lo sa meno.
Lo stesso vale per gli altri traduttori online come Reverso Context.

Trovo sia un po’ come per le vacanze in un Paese di lingua straniera: nelle chiacchiere di tutti i giorni, riusciremo a interagire in molti contesti tra un mimo e una parola. E dire “ciao” o “buongiorno” farebbe poca differenza o sarebbe un errore trascurabile o che ci sarà concesso.
Diverso è se usassimo quel “ciao” o “buongiorno” in modo inappropriato in relazione al nostro contesto quotidiano, per esempio di lavoro.

Che ne pensi?

Qualcosa sta cambiando con il Web semantico, l’intelligenza artificiale, i bot (quei programmi scritti per imitare il nostro modo di conversare. Sono gestiti da bot per esempio alcune chat di supporto degli operatori telefonici).
In altre parole scrivi a un operatore e Ti risponde un robot.
Tra i tanti, forse l’esempio più chiaro è quello di Siri dell’iPhone. Curiosità: è programmata per rispondere anche a queste 20 domande.

Insomma, la tecnologia dà una mano: al momento comunque la sensibilità linguistica rimane 1-0 per l’uomo rispetto alla macchina.
Del doman non c’è certezza… forse…

Ora Ti lascio alla seconda parte dell’intervista dove Ti aspettano libri, film e spuntini.

Stefania Milena di Studio Netiquette

Ciao, mi chiamo Stefania Milena, sono l’autrice dei Contenuti di questa sezione #CosìPerEsempio. Per altro su di Me e su di Loro > Contatti. Buona navigazione!

Tu cosa ne dici?