Il phubbing e la fuga sui social network
Conosci il phubbing?
È il nome che hanno dato all’atto scortese di chi, mentre è in compagnia, continua a consultare lo smartphone.
Nel 2013 è nato un sito web (ne ho scritto meglio qui) con l’iniziativa “Stop phubbing“. Via via nel tempo ognuno ha dato spazio alla creatività per comunicare lo stesso messaggio.
La birra Guinness, per esempio, l’ha fatto così

Divertiti in modo responsabile. Lascia giù lo smartphone per favore. Guinness
E c’è chi ha reso l’idea così

© fonte web

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Il fatto è che il phubbing continua e la comunicazione reale diminuisce.
Hai sentito anche Tu delle dipendenze da smartphone? Dei problemi di coppia con la ricerca “La mia vita è diventata una distrazione dal mio cellulare”?
Ho letto anche di un nuovo studio sul phubbing,
il phubbing e i social
È uscito proprio in questi mesi del 2017: “Phubbed and Alone” (trascurati per lo smartphone e soli). Parla di una stretta relazione con i social network che diventano il rifugio, il luogo di ricerca di quello che la persona non riceve offline a causa, appunto, del phubbing.
“Quando un individuo subisce phubbing si sente socialmente escluso (…) questo conduce a un bisogno molto forte di attenzione. Ma invece di recuperare l’interazione faccia a faccia, e così ricostruire un senso di inclusione, i partecipanti alla nostra indagine si sono rivolti ai social network per riguadagnare quel senso di appartenenza“.
“Subire l’esclusione da phubbing è anche collegato a un indebolimento del proprio benessere psicologico. Infatti chi viene escluso più spesso per questi atteggiamenti ha fatto registrare più elevati livelli di stress e depressione“.
Ti ritrovi in questa situazione?
Nel caso, spero che questa piccola guida possa essere utile.
Anche perché lo smartphone è solo uno strumento, come lo usiamo ci svela tratti di noi, sei d’accordo?
Voglio dire, proprio in questi giorni di esami di maturità, ho pensato a quando tra i banchi c’ero io. Sai qual era il titolo della mia tesina?
Mass media e incomunicabilità
Perché tra un libro e l’altro, una materia e l’altra, avevo notato un’associazione opposta. Cioè, il ‘900, l’epoca dei mezzi di comunicazione di massa – la radio, il telefono, la televisione – finalmente permette la condivisione di messaggi in modo più semplice, più veloce, più accessibile. Niente più equivoci per bigliettini non consegnati e niente più giorni e giorni di cavalcate (e piccioni viaggiatori).
Eppure, allo stesso tempo, in teatro e in letteratura, c’erano autori come Ionesco e Beckett che parlavano di incapacità di relazionarsi e di incomunicabilità. Ci ho pensato su…
Insomma, la storia si ripete. Forse perché la Storia siamo noi, con o senza smartphone?
Che ne pensi?
Se volessi parlare di questa tematica a scuola, puoi scrivermi: curo laboratori sulla comunicazione consapevole, online e offline, dalle classi primarie alle secondarie e sono felice di approfondire.


