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Le parole sono finestre oppure muri

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Le parole sono finestre oppure muri

Le parole sono finestre oppure muri

Chissà se l’hai già sentito o letto anche Tu “Le parole sono finestre oppure muri“.

L’ho scoperto tempo fa, quasi per caso: è il titolo di un libro che ho trovato tra le righe di una newsletter (Esserci, è una casa editrice emiliana).

“Una comunicazione di qualità con se stessi e con gli altri
è oggi una delle competenze più preziose

Sai quante volte mi sono detta che un altro modo c’era, ci doveva essere?
Continuavo a portare con me questo pensiero e non sapevo che nel frattempo “qualcuno” – Marshall B. Rosenberg – gli avesse dato forma, nome, voce e avesse poi messo tutto qui

Libro Le parole sono finestre oppure muri

Le parole sono finestre [oppure muri] – M. B. Rosenberg

Perché Te ne parlo?

Perché qui ho trovato una conferma preziosa anche per Te:

  • che Tu stia vivendo giornate stressate o rilassate
  • che oggi il Tuo umore sia su o giù
  • che Tu stia lavorando come desideri oppure no

esiste un modo per comunicare – per comunicare davvero, in modo consapevole – un modo che porta con sé il vivere e il lavorare meglio ogni giorno.
Voglio condividerlo con Te perché tra le pagine di Rosenberg puoi scoprire

un metodo utile sia nel lavoro sia nelle relazioni,

di coppia, a casa e altrove. E prima di tutto, con Te.

Se soltanto lo leggessimo tutti… farebbe la differenza: e che differenza!
Un po’ come l’usabilità: un’altra di quelle parole – come comunicazione e consapevolezza – che dentro racchiude alternative, soluzioni pratiche, considerazione umana, soddisfazione, ricchezza… vita!

Grazie alla lettura dei libri come questo mi sono avventurata nel Linguaggio Giraffa, è chiamato anche così.

Lo conosci?
Purtroppo Marshall Rosenberg che l’ha ideato (che a sua volta ha recuperato molto dei pensieri di Carl Rogers) è morto nel 2015, prima che potessi incontrarlo di persona.

Si chiama anche “comunicazione nonviolenta” o “comunicazione empatica” perché Ti mette in ascolto con Te e con gli altri. Mette in comunicazione le emozioni e i bisogni a loro collegati.

Ed è proprio da qui che nasce il canale di opportunità: in particolare lo diventa quando

riconosci i bisogni che stanno dietro ai Tuoi sentimenti

(che in un incontro sul cervello ho sentito specificare meglio come “emozioni”).
E quando realizzi che quello che gli altri dicono o fanno può essere lo stimolo, ma mai la causa, del Tuo stato d’animo.
Per dirlo con un esempio.

Quando quel cliente che replica con quell’atteggiamento che patisci e quelle parole che non sopporti, senti la rabbia salire, vero?
Ecco, la rabbia è un’emozione e quindi un campanello (ricordi il cartone Inside Out? Ne avevo scritto in un’altra guida).

Si tratta di

un segnale: Ti comunica che qualcosa non va

e che qualche Tuo bisogno non sta trovando soddisfazione. Il bisogno di rispetto, di stima, di armonia per esempio.
Bisogno, nel caso specifico della rabbia, coperto dal carico del giudizio che hai nei confronti di quella persona.

Cioè, vedi, la “causa” è da trovare in Te (in me, in noi) e la cosa più interessante, più utile, è proprio quella di andare alla ricerca del giudizio e di quale bisogno si è andato a nascondere lì sotto.

Serve in breve a guardarci dentro, a metterci in contatto, a entrare in connessione prima di tutto con noi stessi per poi attivarci in modo consapevole.

Sai quanti litigi e incomprensioni potremmo risolvere (e/o non innescare) così?!
(O, per esempio, quanti genitori potrebbero aprire gli occhi sul fatto che non sono i figli a farli arrabbiare e che qualsiasi schiaffo è un atto di violenza).

A proposito di rabbia, ho letto anche un altro libro di Rosenberg, per me illuminante

Estratto dal libro Le sorprendenti funzioni della rabbia

La rabbia è il segnale di un bisogno insoddisfatto

Avevi già pensato alla rabbia in questi termini?
Come un bisogno insoddisfatto così carico di giudizi verso l’altro da nascondersici dentro per intero?

Torno al libro “Le parole sono finestre oppure muri“.

Rosenberg aggiunge anche che

“i giudizi, le critiche, le diagnosi e le interpretazioni degli altri
sono tutte espressioni alienate dei Tuoi bisogni e valori personali”.

E scrive anche quello che vedo come

un promemoria mooltoo utile

“Posso sopportare che tu mi dica
quello che ho fatto e quello che non ho fatto.
E posso sopportare le tue interpretazioni
qa ti prego di non confondere le due cose.
Se vuoi complicare qualsiasi questione
ti posso dire come puoi fare:
confondi quello che faccio
con il modo in cui tu vi reagisci“.

Quanto è importante capire questo nel lavoro e in tutte le altre relazioni?
A mio parere tanto… d’altronde non a caso mi occupo di comunicazione e interazione umana sul Web 😉

E Tu? Cosa ne pensi?

Ci vogliono esercizio e costanza. Poco, ma sicuro. Dall’oggi al domani, non puoi mettere in atto in modo completo la comunicazione rmpatica, la comunicazione nonviolenta (neanche Rosenberg ha potuto, l’ha scritto lui stesso). Anche questo è un aspetto positivo: è uno stile di vita, un modo di crescere, una meta a cui tendere nell’arco della vita e una bussola per evitare di perdere la direzione.

A lavoro come a casa pensa alle parole

“Era questo che intendevi dire?
Prima che io mi alzi in mia difesa,
prima che parli con dolore o paura,
prima che costruisca un muro di parole,
dimmi, ho davvero compreso bene?
Le parole sono finestre, oppure muri,
ci imprigionano o ci danno libertà

cit. Marshall B. Rosenberg

 

SteFania di Studio Netiquette

Ciao, sono Stefania Lovaglio, l'autrice di questa guida pratica. Altri spunti e strumenti utili per la #VitaDaProfessionista continuano sulla pagina Facebook “Netiquette” @LaNetiquette

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