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Black list e C. – Relazioni con l’estero

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Black list e Relazioni con l’estero

Black list e C. – Relazioni con l’estero

Sentito parlare di Black list? Di “liste nere“.
Ce n’è una informatica e una economica.

La prima, in breve, è un elenco di indirizzi – IP ed email – considerati illeciti o sospetti perché, per esempio, generatori di SPAM (posta indesiderata).

In questo articolo parliamo del secondo tipo di black list:

la black list di ambito economico

Proprio in questi giorni ci siamo imbattuti in questa situazione.
Un cliente svizzero ci ha commissionato un lavoro. La Svizzera, lo sappiamo, è uno di quei Paesi ritenuti “paradisi fiscali”.

Dubbio: c’è qualche differenza per la fatturazione? Consultiamo il commercialista.

Sì, la Svizzera, in quanto “paradiso fiscale”, è nella cosiddetta black list, quella lista redatta per contrastare l’evasione fiscale internazionale.

Contiene diversi Paesi nel mondo

E nell’arco degli anni cambia. C’è chi entra, c’è chi esce. Per esempio, ne sono uscite Cipro e Malta nel 2010, la Repubblica di San Marino nel 2014.

Diverse sono le condizioni e le conseguenze di un Paese che esce dalla black list. Ne è un esempio il caso della Svizzera che proprio in questi giorni ha firmato l’accordo. Nell’arco di 2 anni al massimo, sarà completamente white list.

Quindi dicevamo, sì,

c’è qualche differenza nella fatturazione con Paesi black list

C’è un obbligo aggiuntivo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate: sul sito trovi il modulo specifico da compilare. È un modello per chi avvia un’operazione economica con soggetti aventi sede, residenza o domicilio in Paesi “a fiscalità privilegiata” o “non white list”. Come nel caso del nostro cliente appunto.

Dobbiamo avviare questa “procedura speciale” per il nostro cliente svizzero?

Questa comunicazione è per lavori che superano la soglia di 500 € ed è a cadenza mensile o trimestrale.

Nel frattempo, ci ricordiamo che per eseguire un versamento dall’estero – black list o no – verso l’Italia, il cliente ha bisogno, oltre all’IBAN, di un altro codice.

È il BIC – Bank Identifier Code – il codice di 8/11 caratteri alfanumerici che identifica la banca del beneficiario – noi in questo caso.

Lo trovi sul sito della Tua banca. Noi per conferma abbiamo chiesto anche allo sportello.

Ed ecco che arrivano novità di fine anno

Dal 13 dicembre 2014, con il Dlgs n.175/2014 – Decreto Semplificazioni – la soglia dei 500 € è stata innalzata a 10.000 €. E la comunicazione è diventata con cadenza annuale.

Così si conclude la nostra esperienza-consulenza: la nostra retribuzione non supera questo importo.

Procediamo con la fatturazione standard: oggetto, dati aziendali, somma da versare, coordinate IBAN e BIC, data e marca da bollo.

Già, quella sconosciuta… C’è chi la mette, chi no e chi ancora la mette con data posteriore al giorno di fatturazione.

Cosa dice la legge in merito alla marca da bollo?

La legge dice che sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 € va applicata la marca da bollo di 2 € – salvo eccezioni.  Quindi, una fattura senza marca da bollo incorre in sanzione. Idem se presente, ma con data posteriore rispetto al giorno di fatturazione.

Poi, che molti ignorino – volutamente o per non conoscenza – l’obbligo e nessuno si opponga, è un’altra questione. Che chissà, prima o poi, forse, ci chiariranno.

SteFania di Studio Netiquette

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